In linea con le indicazioni del Piano Nazionale di Informazione su “Istruzione e Formazione 2010" ,nell'ambito della Campagna "Chiavi in mano per l'Europa" che vede la scuola protagonista e promotrice del dibattito sugli obiettivi della strategia di Lisbona, l'Istituto napoletano, da anni impegnato nella promozione della cittadinanza europea attiva e consapevole, ha elaborato un piano di attività, coordinato e monitorato dal Nucleo Regionale della Campania, teso a "rendere operativa la Strategia di Lisbona"
Da gennaio 2006 hanno fatto parte del percorso europeo della scuola, un seminario di formazione che ha tenuto a battesimo la rete tematica “Educare all’Europa” costituita da 20 scuole -una per regione-, un corso multidisciplinare di approfondimento su tematiche afferenti la strategia di Lisbona, la creazione del Gruppo d’ascolto “Conosci l’Europa?" in parallelo alla presentazione di un progetto Comenius di sviluppo della scuola dal titolo “Euroactors: Young Active European Citizens” in partenariato con una scuola spagnola, una belga, una lituana e altre due scuole italiane.
Le attività si sono concluse il 9 giugno scorso con una manifestazione dal titolo Euroactors: il protagonismo giovanile nell'Europa dell'istruzione che ha dato spazio, oltre agli interventi delle autorità cittadine, alle relazioni degli studenti e alla presentazione in anteprima del video realizzato dalla scuola per il concorso "L'Europa del desiderio: sogni e speranze per l'Europa del 2010".
La cronaca dell'evento, nel racconto del Professor Antonio Piscitelli, ci dà l'opportunità di entrare a scuola in una giornata decisamente non usuale!
LA MANIGLIA
Se non fosse per Mario Draghi…
La vita è costellata di gesti usuali, ai quali siamo talmente avvezzi che quasi non ci sembra di compierli. Ecco, ad esempio, aprire la porta di casa, tutte le mattine, alla medesima ora, è uno di quei gesti ai quali non facciamo caso. Potremmo farlo ad occhi bendati tanto siamo certi che la maniglia è lì, al suo solito posto, ad una certa altezza dal pavimento, una distanza comoda – s’intende – perché noi, senza grande sforzo, possiamo tendere il braccio, afferrarla, percepirne la fredda consistenza metallica, abbassarla con una leggera pressione del palmo, udire la molla della serratura che scatta, attrarla al nostro addome e, voilà!, la porta è bella che aperta.
Senonché i gesti usuali possono riservare delle sorprese. È l’abitudine che è ingannevole, si configura come un pre-giudizio, non si confronta coi fatti, i fatti se li prefigura. E questi si vendicano, negando le nostre artificiose prefigurazioni. Accade quotidianamente, solo che noi, forti della nostra ostinata pigrizia, ci rifugiamo nelle acquisite e consolidate certezze delle nostre rappresentazioni mentali e pretendiamo che il mondo sia esattamente quello che noi ci siamo prefigurati, non un granello fuori posto.
Eppure tutto scorre, la vita è divenire, di doman non c’è certezza. Macché! La frenetica corsa del mondo globalizzato in realtà teme il moto, preferisce fidarsi delle rappresentazioni statiche, consolidate dall’esperienza, solide, sicure, protettive.
Ai primi di giugno chi ti incontro? Un funzionario dell’Ufficio Scolastico Regionale. Lo conosco perché scrive spesso alla mia scuola e, in più di un’occasione, ho avuto a che fare con lui perché il suo ufficio si occupa di Europa. Gli dico: «Buon giorno, come sta? Sempre indaffarato? Sa, a scuola stiamo organizzando una manifestazione sui temi dell’Europa dell’Istruzione, per il 9 giugno. Sarei felice di averla nostro ospite…». «No, per carità – mi fa in tono altezzoso e sprezzante – sono stufo delle parate, non ho mica tempo da perdere io. Ho incarichi di prestigio io…» bla, bla, bla!
Poveraccio, penso, forse si perde uno spettacolo delizioso, quello di un gruppo di ragazzi preparati, entusiasti, felici. Non mi va di dargli ragione, anche se anch’io temo le parate. Non gli do ragione perché, nell’organizzare l’evento, ho pensato solo ai ragazzi, dei quali adoro l’ansia di protagonismo, in questo caso culturale, non modaiolo.
Alla vigilia dell’evento sono a scuola di buon'ora. Ho appuntamento con i colleghi e coi ragazzi alle nove, ma alle otto già sono sul posto: devo spedire dei fax e fotocopiare dei documenti. Anche Daniele è già lì, pure lui mattiniero. Sono felice di vederlo: Daniele è il ragazzo più affidabile che io abbia mai conosciuto, non viene mai meno ad un impegno assunto: un buon cittadino d’Europa, insomma!
Salgo agli uffici per sbrigare le mie faccende. Patrizia Sacco mi aiuta, come al solito generosamente disponibile a collaborare anche quando si tratta di attività non ordinarie. Qualcuno dovrebbe promuoverla sul campo. È un’ausialiaria, ma legge e distribuisce circolari, scarica la posta elettronica, tiene in ordine gli uffici e la presidenza, spedisce fax, rimette in moto la fotocopiatrice quando si inceppa. Di lei mi fido, non mi delude mai, un po’ come Daniele.
Quando ridiscendo in quello che dovrebb’essere il cortile della scuola, ma che in realtà è un cantiere, oltre che un parcheggio, già fervono i preparativi. Occorre trasformare la nuova palestra in un auditorium, non abbiamo altri locali. È un andirivieni generale: chi lava il pavimento, chi sistema sedie, chi pensa ai computer e all’amplificazione, chi sistema, su appositi cavalletti, i poster preparati dai ragazzi. Lavorano tutti: ragazzi, personale ATA, insegnanti. Mi chiamano tutti: i colleghi, i tecnici, i ragazzi. Faccio il regista, è divertente, anche se corro avanti e indietro ed ho la sensazione di essere poco produttivo. La signora Anna invoca il mio intervento, in realtà vuole il mio plauso: sì, brava, signora, i bagni sono perfetti, tirati a lucido e profumati; bene, bene, il sapone liquido, gli asciugamani di carta; perfetto, grazie!
Dio, dice Elvira Romano, la mia collega architetto che cura, diciamo, la scenografia, il tavolo delle presidenza è orribile: occorre una copertura! Non l’abbiamo. Vanno a comprarla, lei e Maria Rosaria Lalli, al mercato. Sono cose che le donne sanno fare qui a Napoli, trattano coi negozianti per risparmiare. Noi maschi paghiamo, e basta! Loro, le donne, ci considerano degli inetti in fatto di affari; non hanno tutti i torti!
Mi invocano i miei giovani relatori. Già, dobbiamo fare le prove! Ci rintaniamo in un laboratorio, loro cinque, qualche loro compagno e Bianca Miola, una collega che mi fa da bordone. I ragazzi leggono, a turno, le loro relazioni. Qualcuno è troppo veloce, qualche altro si mangia le finali delle parole. No, dovete essere rilassati, qui vi vogliono tutti bene, non dovete temere di sbagliare. Leggete lentamente, scandite bene le parole, altrimenti la gente che vi ascolta non capisce.
Legge Angelo, si inceppa. Lo incoraggio, riprende, fila liscio fino alla fine. Daniele è il più professionale, sembra un giornalista. L’altro Daniele, Ambra, è più sfacciato, smitizza, scherza, legge bene.
Altobelli, il tecnico addetto al plotter, mi convoca d’urgenza: ci sono problemi con le dimensioni del pannello di sfondo. Mollo i ragazzi: non preoccupatevi, andrà tutto bene! Certo, se riusciste a non leggere, sembrereste dei veri e propri oratori. La butto lì e corro nel laboratorio degli edili. Giuseppe Altobelli ha già stampato la parte superiore del pannello, ma ne ha sbagliato le dimensioni. Chiedo a Giuseppe Esposito, il ragazzo che si è occupato del web, di aiutarlo, io non ne sarei capace. Usano l’autocad. Chi ne sa niente. Sono sicuro che Giuseppe risolverà il problema, è bravissimo in queste cose. Da non credere, ci lavoreranno tutto il giorno. Giuseppe mi confida, il giorno seguente, che ha lascito la scuola alle 18,30.
Il pannello reca tre citazioni, una del Ministro Fioroni, la seconda del sottosegretario Mariangela Bastico, la terza di Mario Draghi, che qualcuno ha fatto diventare Ministro del Tesoro. Segnalo l’errore e fuggo. Quando entro in palestra non credo ai miei occhi: sembra davvero un auditorium, ci sono persino le bandierine dei paesi dell’Unione. Ai lati del tavolo della presidenza, ricoperto di un bel drappo verde, hanno sistemato un ficus ed un’azalea in fiore: bell’effetto!
Com’è viva la scuola stamattina! Tutti indaffarati, professori, tecnici, ausiliari, studenti per dire del protagonismo dei giovani nell’Europa dell’Istruzione.
Il giorno seguente, il 9 giugno, tutto va per il suo verso, mi sentirei di dire che è usuale, quotidiano. Tranne… I ragazzi. Perbacco, hanno mandato giù a memoria le loro relazioni! Avranno fatto l’alba. Parlano con calma e disinvoltura, variano il tono di voce, scandiscono le parole perché non se ne perda una, guadano ora a destra, ora a sinistra, ora al fondo della sala. Sono dei veri e propri oratori. Il loro italiano è morbido, espressivo, elegante, quasi forbito. Sono più bravi degli adulti, sono migliori di noi e trasmettono entusiasmo anche agli ospiti presenti alla manifestazione: genitori, insegnanti, personale della scuola, amici, autorità intervenute, per prima l'assessore provinciale Angela Cortese. Per me è un miracolo.
Sono commoventi nel loro vivo entusiasmo e nei loro forti convincimenti.
Gli applausi sono tutti per loro. Il rinfresco offerto da genitori e professori è in realtà un party in loro onore: tutti li reclamano, tutti si complimentano, tutti stringono loro la mano. Mi piace il loro orgoglio senza superbia: sanno di aver fatto un buon lavoro.
La RAI regionale ha mandato un breve servizio sull'evento, non è poco. Intanto perché il nostro scopo primario era quello di divulgare il più possibile le informazioni sulla campagna promossa dal Ministero su "Istruzione e Formazione 2010"; in secondo luogo perché il protagonismo studentesco è stato autentico, sentito, entusiastico. I nostri ragazzi sono autori di produzioni culturali, sono latori di valori, sentono il bisogno della partecipazione attiva alle dinamiche della collettività nella quale vivono. Sono dei giovani cittadini europei consapevoli, probabilmente più di altri affidabili quando saranno adulti.
Ah, dimenticavo! Il giorno otto mattina, quando tesi il braccio per aprire la porta di casa, la mano afferrò il vuoto: la maniglia non era al solito posto. Invertita, come nell’immagine speculare dell’abituale collocazione. Non ebbi il tempo di stupirmi, a scuola mi aspettavano. Dopo tutto, il mondo, fuori, non s’era mosso di un millimetro.
Ci penso ora e mi assale un dubbio: che abbia sognato? L’allegra animosità del giorno otto, lo spirito di collaborazione, l’armonia, i ragazzi, la festa sono stati un sogno? Che scemo! No che non è stato un sogno. Me lo dice quel Mario Draghi che è continuato ad essere Ministro del Tesoro anche il giorno nove. Ci avranno dato dell’asino. Pazienza! La realtà non è mai perfetta.
di Antonio Piscitelli
Istituto Tecnico Industriale Statale Carlo Emilio Gadda, Napoli
Gli EUROACTORS dell'ITIS Carlo Emilio Gadda
