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Il mondo dell'istruzione in uno sguardo: dati a confronto per trenta Paesi in Europa ed oltre

L’edizione 2006 dell’indagine "Education at a glance", di recente uscita, è concepita per permettere ai i singoli Paesi di valutare le prestazioni dei propri sistemi educativi alla luce delle performance degli altri membri dell’OECD, analizzate attraverso una serie di indicatori comparabili e aggiornati che permettono di misurare lo stato corrente dell’istruzione a livello internazionale.

La copertina della pubblicazione, immagine tratta dal sito OECDPolitiche e strategie per accrescere l'efficacia dei sistemi d'istruzione sono all’ordine del giorno in molti dei 30 Paesi membri dell’OECD Organisation for Economic Co-operation and Development (OCSE) e dei paesi partner, alla ricerca di soluzioni in risposta alla crescente domanda di qualità in ambito educativo e di internazionalizzazione.

L'indagine annuale dell'OECD, Education at a glance, mira a favorire il confronto fra responsabili politici, educatori, docenti e studenti, attraverso l'uso di indicatori che riflettono quasi molti degli aspetti quantitativi e qualitativi delle politiche e delle prestazioni dei sistemi educativi. 
Oltre ad offrire informazioni sui risultati conseguiti a livello nazionale, le risorse, il livello della partecipazione e l’organizzazione dei sistemi scolastici, il rapporto fornisce anche i dati necessari a valutare aspetti quali: l’importanza attribuita all'acquisizione delle competenze di base, il numero ideale di alunni per classe, la durata dell'anno scolastico ecc.

L’indagine, suddivisa in 4 sezioni, si sviluppa in un' analisi comparata delle risorse finanziarie ed umane investite nell’istruzione, evidenziando com’è cambiato questo tipo d’investimento da parte dei governi rispetto alle altre priorità sociali. Presenta poi una panoramica sulla mobilità degli studenti e sul significato dell’internazionalizzazione nell’istruzione terziaria, per concludersi con dati sullo status lavorativo dei giovani. Vengono infine presi in esame i fattori che caratterizzano i processi di teaching/learning e che possono influenzarne i risultati, quali le condizioni di apprendimento, il tempo trascorso a scuola dagli studenti, le condizioni di lavoro degli insegnanti, il rapporto numerico tra studenti ed insegnanti, l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Riportiamo qui di seguito alcuni dei risultati che emergono dall'indagine 2006:

  • Cresce in media il livello d’istruzione in tutti i Paesi dell'area OECD , anche se con rilevanti differenze tra i singoli Stati: mentre in Italia ed in Svizzera nel periodo preso in esame (2000-2004) è raddoppiato il numero dei laureati con una percentuale di laureati pari al 50% degli iscritti - grazie anche all’introduzione di diplomi universitari di breve durata - in Austria, Germania ed in Repubblica Ceca arriva alla laurea uno studente su 5 mentre in Turchia solo uno su dieci, a fronte di una media di uno su tre nei Paesi OECD.
    Rimane ancora un'alta percentuale di giovani che non completa l'istruzione secondaria, considerata livello di base per l'entrata nel mondo del lavoro; circa il 30% degli adulti ha raggiunto un livello di scuola primaria o secondaria inferiore ed il 25% ha ottenuto un diploma di istruzione superiore.
    Le prestazioni dei Paesi asiatici continuano ad essere più elevate rispetto a quelle dei Paesi europei e degli Stati Uniti, anche dal punto di vista qualitativo.

  • Numero di studenti per classe
    Le classi meno numerose non sono sempre le migliori. I risultati mostrano che non esiste sempre una correlazione tra il rapporto insegnanti/studenti ed il livello di prestazioni. In Giappone, Corea, Messico, Brasile, Cile e Israele ci sono 30 e più studenti per classe contro i 20 o meno di Danimarca, Islanda, Lussemburgo, Svizzera e Federazione Russa, ma in Lussemburgo, ad esempio, solo il 2,7% degli studenti figura tra i migliori in matematica (sempre secondo l’indagine PISA), contro l’8,2% in Giappone.

  • Equilibrio tra i generi
    Le differenze tra i generi nei tassi di conseguimento di un diploma stanno cambiando sempre più in favore delle donne. In 20 dei 30 paesi dell'OCSE,fra gli adulti tra i 25 e i 34 anni risulta che le donne compiono in media un numero maggiore di anni di studio

  • Il costo dell’istruzione
    Nei paesi dell’OCSE la spesa per l’istruzione si aggira intorno al 5,9% del PIL, con variazioni dal 3,7% in Turchia all'8% in Islanda. Vengono spesi in media $ 77.204 per studente nel corso della durata prevista degli studi primari e secondari. L’importo varia da meno di $ 40.000 in Messico, Polonia, Repubblica Slovacca, Turchia, Brasile, Cile, e Federazione Russa, a $ 100.000 e oltre in Austria, Danimarca, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Svizzera e Stati Uniti. Da notare che una spesa unitaria minore non si traduce necessariamente in un livello di conseguimento più basso.

    Tra il 1995 e il 2003
    la spesa per l’istruzione primaria, secondaria e post-secondaria non terziaria è aumentata in tutti i paesi.

    La situazione è diversa per l’istruzione superiore, dove il costante incremento del numero degli studenti iscritti (oltre il 30% durante il periodo 1995-2003) ha portato ad un generale aumento del budget stanziato, cui però corrisponde una diminuzione della spesa per studente.

  • Chi paga?
    In media, nei paesi dell’OCSE, il 93% dell’istruzione primaria, secondaria e postsecondaria, non terziaria è sovvenzionato da fondi pubblici, ma si registra un aumento dei finanziamenti privati, soprattutto nell’istruzione superiore,cui il maggior contributo privato arriva  per un Paese su quattro dalle tasse d’iscrizione e di frequenza.

  • Effetti positivi per gli individui e per i sistemi economici
    L’istruzione è in gran parte finanziata da fondi pubblici e vari studi indicano che si tratta di "soldi ben spesi". Si stima che, nell'area OCSE, un anno aggiuntivo di istruzione si potrebbe tradurre, a lungo termine, in un aumento dal 3 al 6% della redditività economica.
    Anche per i singoli individui, la continuazione degli studi oltre la scuola dell’obbligo rappresenta, nonostante i diffusi rapporti sulla "inflazione dei voti" e la svalutazione dei diplomi, un ottimo investimento che si traduce in un tasso di ritorno superiore all'8% in tutti i paesi.
    Il livello d’istruzione non abolisce tuttavia le disparità dei redditi tra i generi: a parità di livello d'istruzione, le donne guadagnano dal 20% al 50% in meno degli uomini.

  • Internazionalizzazione degli studi
    In generale  cresce il numero degli studenti che decidono di compiere un ciclo di studi  all’estero. Nel  2004, il numero di studenti iscritti ad istituti ad università fuori dal proprio Paese di provenienza è aumentato dell’8% rispetto all’anno precedente e circa raddoppiato rispetto al 1995: Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, i Paesi che riscuotono il maggior successo, ne accolgono il 52%.

  • L’impatto dei cambiamenti demografici
    In 23 dei 30 paesi dell’OCSE, si stima che il numero di studenti nella scuola dell’obbligo sia destinato a ridursi nel corso dei prossimi 10 anni a causa della denatalità, con conseguenti ripercussioni sugli investimenti.

La pubblicazione "Education at a glance 2006", un volume di 465 pagine, può essere ordinata on-line secondo le indicazioni riportate sul sito OECD.

Per approfondimenti, molti sono i materiali disponibili on-line,consultabili in inglese e francese: oltre al sommario esecutivo,  segnaliamo la sintesi in italiano  e la presentazione della situzione italiana, le tabelle con i risultati per ogni indicatore, il glossario ed il database sull'istruzione.

di Valentina Riboldi, Agenzia Socrates Italia


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