Il condominio Europa tra speranza e realtà
Un sondaggio sulla politica transnazionale di vicinato e il convegno di Firenze su “Parola Europa”. Qualche considerazione sul possibile collegamento fra tematiche in apparenza distanti.
Talune riflessioni su due temi apparentemente distanti. I risultati di un’indagine che, condotta da Eurobarometro nell’ottobre del 2006, ha riguardato il modo con il quale i nostri concittadini percepiscono i problemi riguardanti la politica europea di vicinato. Il secondo argomento concerne l’incontro su “
Parola Europa” che si è svolto nello scorso novembre nel capoluogo toscano e che si è articolato nell’Appello di Firenze, firmato da prestigiosi leader politici e nel convegno in sé, dedicato a particolari aspetti della vicenda europea.
Ho ascoltato con vivo interesse gli interventi di Carlo Azeglio Ciampi e di Helmut Schmidt. Il Presidente, dopo un’introduzione dedicata alla storia recente della comunità, si è soffermato sull’anemia politica che connota gli organismi dirigenti dell’Unione e che deriva, in buona parte, dal rifiuto francese e olandese a ratificare la Costituzione sovranazionale. Occorre riprendere il cammino in maniera più dinamica per affrontare al meglio le sfide del presente e del futuro, ivi compreso il problema dell’ingresso di quei Paesi dell’Europa sudorientale e del Mediterraneo che all’Unione guardano per il loro decollo economico e per ancorare più saldamente le proprie istituzioni politiche ai valori della democrazia e della libertà. Ma l’Europa va legittimata, ha concluso Ciampi, in interiore homine perché essa deve vivere e crescere nel profondo del nostro spirito.
Notevoli anche le considerazioni di Helmut Schmidt, il quale ha espresso un giudizio altamente positivo sul processo di integrazione, caratterizzato da legami sempre più stretti e da politiche comuni in molti campi. Tuttavia, le tappe dell’iter di unificazione e soprattutto i troppo rapidi mutamenti determinati dall’allargamento dei confini dell’Unione, non assimilabili in tempi brevi, hanno alimentato, peraltro in presenza di una difficile congiuntura economica, antiche diffidenze e nuove perplessità.
Per l’appunto, il
sondaggio di Eurobarometro ha proposto una serie di quesiti sul rapporto fra i Paesi dell’Unione e quelli che si apprestano o sperano di entrare a far parte della comunità sovranazionale. Questa ricerca, pur con le cautele che abitualmente si legano all’utilizzo di un siffatto strumento di rilevazione, è stata utile perché ha consentito di cogliere hic et nunc determinati atteggiamenti e tendenze dell’opinione pubblica, la cui funzione di orientamento e di controllo resta fondamentale per edificare una comunità più rispettosa delle aspettative dei suoi cittadini. Pure, se si prescinde da molte risposte in larga parte scontate, ad esempio il fatto che il novanta per cento degli intervistati avverte l’esigenza di rafforzare i legami con gli stati limitrofi, mi sembra che taluni item prospettino una angusta e poco sentita quidditas europea. Oltre il quarantacinque per cento del campione si mostra preoccupato per la stabilità sociale dell’Unione che verrebbe ad essere messa in crisi dagli interventi finanziari per integrare altre e più deboli economie nazionali; il settanta per cento ritiene che non siano opportune new entry, essendo sufficiente il ricorso a più stretti accordi di cooperazione. Non traspare soltanto la paura di perdere la propria identità, ma si evince soprattutto il timore che la maggiore ampiezza dell’Unione determini una sua minore capacità nel rispondere a i problemi dell’occupazione e della sicurezza di chi già ne fa parte.
Ho già accennato al possibile collegamento fra la ragion teorica del potenziamento della coscienza transnazionale, principio caratterizzante il convegno di Firenze, e l’indagine di Eurobarometro avente per oggetto la ragion pratica, ovvero il vissuto concreto dei nostri concittadini. Tale raccordo appare evidente nelle riflessioni che Ciampi ha espresso nel suo intervento fiorentino, auspicando un’Europa senza frontiere, aliena da minimalismi e più consapevolmente rispettosa delle idee e delle speranze di tutti. L’Unione resta ancor oggi, credo, un progetto incompiuto, un traguardo che potrà essere toccato soltanto quando riusciremo a far emergere costumi collettivi e connettivi di identificazione. In tale prospettiva, acquista un senso reale e non sovrastorico il richiamo del Presidente all’interiorità dell’uomo. Non a caso l’Europa si impernia e si riconosce nella centralità della persona.