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S.U.I.T.C.A.S.E. Sharing and Understanding of Identity Through Culture, Art & Self-Expression

Il concetto di “identità” ha subito varie modifiche nel corso degli ultimi decenni, influenzate a livello sociale e culturale da fattori quali l’apertura dei confini in Europa, l’emigrazione, l’accelerazione dello sviluppo tecnologico, l’ampia distribuzione delle nuove risorse nelle comunicazioni. S.U.I.T.C.A.S.E. si è proposto di lavorare con gli adulti esplorando tali concetti a livello personale, locale ed europeo al fine di promuovere la comprensione reciproca e di permettere nuove forme di scambio culturale.

Nel progetto ciascun partner ha costituito un gruppo di lavoro che include formatori ed  allievi. L'attività del gruppo è incentrata sullo scambio di prodotti artigianali e artistici, realizzati mediante laboratori durante i quali si producono manufatti sul tema dell’identità da inviare agli allievi dei paesi partner, che a loro volta “rispondono” al pezzo ricevuto con un proprio manufatto. Le informazioni sulla cultura del mittente sono intrinseche negli oggetti dato che l'arte è sempre, in qualche modo, un riflesso della cultura che la crea.
Le visite transnazionali hanno un ruolo importante nel progetto, coinvolgendo sia gli allievi che il personale (docente e amministrativo) in incontri di gruppo, scambi di esperienze e competenze, impegno nelle attività culturali e pratica delle lingue europee. (*)

Beautiful Europe: breve storia di un percorso

Eravamo un CTP di provincia: uno di quelli nati dall’eredità dei corsi delle 150 ore ma senza più operai e quindi in cerca di una nuova identità e di nuovi utenti; i nostri allievi, all’inizio, erano per lo più ragazzi o giovani adulti che avevano lasciato la scuola del mattino e che avevano fretta di lasciarci portandosi a casa un diploma di scuola media che forse un giorno, chissà, sarebbe servito a qualcosa.
Accanto ai corsi per la licenza elementare e media, iniziammo ad avviare i cosiddetti “corsi monografici”: avevamo tra i nostri docenti e collaboratori esterni chi si interessava di pittura, di ceramica, di decupage, di fotografia. Provammo a proporre i nuovi corsi ai nostri studenti e agli adulti della zona. Trovammo nuovi utenti in cerca di cultura e di aggregazione sociale.

L'opportunità Grundtvig

Poi, l’opportunità del Grundtvig; la nostra scuola (quella del mattino) aveva già esperienza di Comenius e tutti ne riconoscevano la grande portata interculturale.
All’inizio, a dire il vero, eravamo piuttosto spaventati dal titolo incontrato nel database: Sharing and Understanding of Identity Through Culture, Art & Self-Expression (S.U.I.T.C.A.S.E.). Alcuni di noi conoscevano poco l’inglese e il progetto - elaborato da sconosciuti colleghi europei nel corso di un seminario di contatto in Finlandia al quale non avevamo partecipato - ci appariva terrificante nella sua complessità. Tuttavia … perché non provarci?
Decidemmo di ospitare il primo incontro di progetto: in fondo, Napoli e i suoi dintorni sono belli e, se i colleghi non avessero apprezzato la nostra attività professionale, si sarebbero rifatti con il nostro patrimonio culturale, artistico e paesaggistico. Invece, l’incontro con i colleghi Linda e Mark (Irlanda), David e Per (Danimarca), Koen, Sara e Carine (Belgio fiammingo), Paula (Finlandia), Amhet e Memhet accompagnati dal loro sindaco e da un commerciante di pellami artigianali (Turchia) fu entusiasmante: tutti apprezzarono non solo le bellezze locali ma anche i nostri corsi, i nostri laboratori, la nostra capacità lavorativa e la nostra caparbietà nel voler favorire l’incontro dei corsisti con la dimensione europea.

L'incontro con i partner

Nel corso di quella settimana di lavoro (tutte le mattine eravamo puntualissimi suscitando la meraviglia dei nostri colleghi nord europei che forse prima di conoscerci ci avevano immaginato un po’ pigri e fanfaroni) fummo in grado di elaborare il programma e il calendario delle attività future. Una valigia avrebbe viaggiato in lungo e in largo per l’Europa portando nelle diverse scuole non solo gli oggetti prodotti dai nostri allievi ma anche le loro storie personali, le loro tradizioni, le loro abitudini culturali e la loro capacità di condividere identità e stili di vita. Durante gli incontri di progetto, ciascun partner avrebbe organizzato per i colleghi e gli studenti degli altri paesi uno o più workshop per dare a tutti la possibilità di sperimentare di persona nuove tecniche artigianali ed artistiche e differenti strategie di insegnamento.  Il tutto sarebbe stato pubblicato su un sito web curato dall’Istituto coordinatore e valorizzato sulla stampa locale dei rispettivi paesi.
Dopo un breve corso di preparazione linguistica, Anna (casalinga settantenne analfabeta), Maddalena (saltuariamente operaia) Giorgio (studente universitario un po’ preoccupato delle prospettive future), Emiliana (funzionario pubblico in pensione), insieme a noi e agli altri allievi iniziarono a conoscere l’Europa del Grundtvig.
È stato così che abbiamo imparato come insegnano il fiammingo agli immigrati di Anversa, come ci si rilassa nelle palestre e saune finlandesi prima o dopo un’attività scolastica impegnativa, come si realizzano oggetti artistici di feltro e pannolenci in Lithuania, come si dipinge con l’acqua in Turchia, come si fa musica d’insieme in Irlanda, come funzionano le Folk High School danesi durante i mesi estivi … e tanto altro ancora. A maggio prossimo saremo di nuovo a Vrå, in Danimarca, per terminare il progetto con uno stage nel corso del quale i docenti dei diversi paesi proporranno a tutti gli studenti e agli altri colleghi esperienze di laboratorio artistico interculturale e rifletteranno sul percorso realizzato in comune.
Ed è stato così che la nostra signora Anna - che non si era mai allontanata dal paesello natio e che prima guardava il mondo solo attraverso lo schermo televisivo - in una piovosa sera di Dublino, nel corso di una cena di lavoro, ha trovato il coraggio di alzarsi in piedi, sollevare orgogliosamente il calice e ringraziare tutti i commensali riassumendo il proprio apprezzamento per l’Europa con la parola inglese che le piace di più: BEAUTIFUL !!!

Elysena Vigilante, Dirigente Scolastico CTP 5° Circolo Didattico, Portici (Napoli)

(*)  ulteriori informazioni sul progetto agli indirizzi www.mysuitcase.org e www.est.indire.it

Editing a cura di Elena Maddalena


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