Dimmi che lingua parli, e ti dirò chi sei
Democrazia, trasparenza e diritto alla conoscenza: tre ragioni per cui l'Unione parla 23 lingue ufficiali. L'Europa ha riconosciuto l'importanza cruciale della politica multilinguistica nominando, nel 2007, un Commissario ad hoc per il Multilinguismo.
L’umanità delle lingue
Le lingue vivono. Le lingue hanno una dignità. Alcune lingue sono discriminate, e di conseguenza vanno protette. Le lingue muoiono, a volte. Vita, dignità, protezione, morte: tutti attributi propri degli esseri umani.
Ma che cos’è una lingua? La lingua è lo specchio dell’unicità di una cultura: rende umani e dà il senso dell’identità.
450 milioni di persone, 23 lingue ufficiali, 3 ceppi linguistici - indoeuropeo, ugrofinnico e semitico - questo è l’Unione europea oggi. Rispetto ad altri continenti, si tratta di un numero piuttosto limitato di lingue, anche se ad esso va aggiunto un numero imprecisato di lingue minoritarie, parlate da circa 50 milioni di abitanti.
L’attenzione dell’Unione per le lingue regionali e minoritarie, affonda le radici nella sua storia, fin dal 1987 con l’istituzione della rete Mercator, (con sedi in Catalogna, Frisia, Galles) la CE ha adempito al compito di raccogliere, archiviare, analizzare e diffondere informazioni e documenti rilevanti per le esigenze delle comunità, per collaborare e scambiare esperienze, sempre nell’ottica della circolazione della conoscenza.
Le Istituzioni ed i cittadini: le lingue come trait d’union
“Parità, uguaglianza e fraternità” delle lingue concretamente significa che i cittadini europei possono dialogare con le Istituzioni UE nella propria lingua madre nazionale, esattamente come fanno con le autorità del proprio paese. Analogamente ciascun cittadino ha accesso a tutta la legislazione adottata dall’UE direttamente nella propria lingua. Per questo motivo, circa un terzo dei laureati assunti dall’UE è costituito da traduttori ed interpreti. I traduttori lavorano su testi scritti, gli interpreti invece sulla parola orale. Per il cittadino europeo il ‘costo della traduzione’ è di circa 5 € l’anno…. il prezzo di 5 caffè.
La Commissione europea, nell’attività quotidiana utilizza tre lingue di lavoro: inglese, francese e tedesco. Il Parlamento europeo, che spesso ha bisogno di disporre rapidamente dei documenti in tutte le lingue ufficiali, ha messo a punto un sistema basato su “sei lingue ponte”: inglese, francese, tedesco, italiano, polacco e spagnolo. Quindi un documento presentato in danese o bulgaro non viene tradotto direttamente in tutte le 23 lingue, bensì nelle lingue ponte e quindi nelle altre a partire da una di esse.

Le 23 lingue ufficiali dell’Unione sono bulgaro, ceco, danese, estone, finnico, francese, gaelico irlandese, greco, inglese, italiano, lettone, lituano, maltese, olandese, polacco, portoghese, rumeno, slovacco, sloveno, spagnolo, svedese, tedesco, ungherese. Il
portale web dell’Unione europea è declinato in ciascuna delle 23 lingue.
Immaginando di guardare l’Europa attraverso la “lente della densità linguistica”, il tedesco è la lingua materna più diffusa nell’Unione europea con circa 90 milioni di parlanti nativi; seguono il francese, inglese e italiano parlati ciascuno da circa 60 milioni di cittadini dell’UE. L’inglese è la lingua più utilizzata nell’Unione, il tedesco ed il francese sono parlati ciascuno come prima lingua straniera da circa il 10% della popolazione UE. Come nel resto del mondo, la diffusione dell’inglese è aumentata negli ultimi 10 anni, in particolare secondo uno studio della Commissione europea il 66% degli europei di età compresa tra i 15 ed i 24 anni dichiara di parlare l’inglese, a fronte del 53% per la fascia di età compresa fra i 25 ed i 39 anni e del 38% per quella fra i 40 ed i 54 anni, e solo il 18% degli ultracinquantenni.
Due triangoli ideali L’articolo 22 della
Carta dei Diritti fondamentali dell’UE adottata nel 2000, sancisce il rispetto della diversità linguistica da parte dell’UE, mentre l’articolo 21 vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata sulla lingua.
Oltre ad impegnarsi attivamente per l’integrazione tra i suoi Stati membri, l’Unione agisce concretamente per promuovere la libertà dei suoi popoli di parlare e scrivere nella propria lingua.
Si tratta di due obiettivi complementari in cui prende corpo il motto dell’UE unita nella diversità.
“Incoraggiare energicamente i suoi cittadini ad imparare altre lingue europee” (da “
Tante lingue, una sola famiglia” è un impegno strategico per l’Europa del futuro. Per semplificare una realtà, altrimenti complessa, immaginiamo di racchiudere il grande insieme delle lingue in
due “triangoli ideali”: il triangolo della conoscenza e quello della società. Il primo ha ai sui vertici istruzione, ricerca ed innovazione, il secondo collega economia, società e cultura. Questi i sei aspetti che afferiscono semanticamente alla sfera del multilinguismo:
1. istruzione: sin dal 1990, con l’istituzione del programma Lingua, (intergrato nel 1995 in Socrates) promuove attivamente l’apprendimento delle lingue e il miglioramento dei metodi didattici. L’azione dei programmi UE consiste nel creare vincoli fra paesi e regioni tramite progetti comuni che rafforzano l’impatto dell’insegnamento e dell’apprendimento delle lingue. In particolare tra i 5 obiettivi fondamentali 3 sono di particolare interesse: stimolare l’apprendimento delle lingue per tutto il corso della vita, sviluppare e diffondere tecniche didattiche innovative e buone pratiche; garantire che coloro che apprendono le lingue dispongano di una gamma di strumenti didattici sufficientemente ampia. (per apprendimenti: “
Una Sfida Salutare” e visitare il
portale europeo delle lingue)
2. ricerca: data la necessità di comprendere meglio il potenziale delle nuove tecnologie come strumento di formazione per chi apprende le lingue, nel 2007 è stato avviato uno studio su ‘nuove tecnologie e diversità linguistica’. Tra i nuovi campi esplorati da questo gruppo di esperti, è stata avviata una ricerca sul potenziale dell’intelligenza artificiale come strumento di traduzione e di interpretazione. Sempre in questa direzione si sta muovendo il Coreper (Comitato dei Rappresentanti Permanenti) che nel
Rapporto di medio termine del 31 gennaio 2008 auspica la creazione di un “Istituto Europeo delle tecnologie ed innovazione” che ispirerà il cambiamento nelle Istituzioni di istruzione e ricerca
3. innovazione: le TIC in ambito linguistico sono uno strumento essenziale per la salvaguardia dell’inestimabile patrimonio culturale europeo Se, infatti, nel World Wide Web il monolinguismo è la tendenza dominante, non è automatico che, data l’unicità del continente in cui viviamo, questa sia una soluzione adatta anche per l’Europa.
Questo non significa andare contro ad una tendenza globale, ma significa dare sostanza al motto “Unita nella diversità”. Siamo noi che scegliamo quali tecnologie usare e come farlo: possiamo pensare a TIC che promuovano il monolinguismo globale, come pure potremmo, ad esempio, produrre telefonini che traducano un messaggio che non è nella propria lingua madre o seconda lingua o lingua di adozione.
a) competitività economica, crescita e creazione di posti di lavoro
Uno studio riguardante gli “Effetti sull’economia europea della scarsa conoscenza delle lingue straniere nelle imprese europee” realizzato dal CILT (UK National Centre for Languages) indica che l’insufficienza di competenze linguistiche nelle imprese è causa di affari mancati. Per far fronte a questa dis-economia, nel secondo semestre del 2007 è stato istituito un forum delle imprese sul multilinguismo, destinato a individuare i possibili modi per accrescere la conoscenza delle lingue straniere nelle imprese e per aiutarle a penetrare in nuovi mercati. La strategia è la seguente: da un lato facilitare la mobilità professionale e personale all’interno del mercato unico; dall’altro consentire di approfittare al massimo dell’opportunità di lavorare, studiare, viaggiare in tutto il continente, contribuendo, così, a dare alle imprese un vantaggio concorrenziale.
b) società: promozione del dialogo interculturale. Nell’Unione post-allargamento, nell’ottica dell’apprendimento permanente, tutte le lingue con pari dignità, corrispondono ad un grado di integrazione maggiore nel mondo della scuola, per i più giovani, e nel mondo del lavoro, per gli adulti. Riflettiamo su un particolare: un sentimento d’appartenenza comune sulla diversità linguistica e culturale è un potente antidoto contro i fantasmi in cui spesso sono degenerate le affermazioni identitarie in Europa e altrove, ieri come oggi. Permettere agli immigrati, europei e non europei, di avere facilmente accesso alla loro lingua d’origine, consente loro di conservare quella che si potrebbe chiamare la loro dignità linguistica e culturale.
c) cultura: promuovere uno spazio per il dialogo politico europeo attraverso una comunicazione multilingue con i cittadini e favorire contatti trans-culturali e comprensione reciproca. Nello specifico, con il “programma Media”, l’Unione finanzia il doppiaggio e la sottotitolazione dei film europei destinati al cinema ed alla televisione. Un esempio di edu-tainment: i sottotitoli sono uno strumento prodigioso per aiutare ad imparare le lingue in modo facile e divertente.
La seconda lingua…adottiva
“Come far vivere insieme in modo armonioso tante popolazioni diverse? Come dar loro il senso di un destino comune? Come l’identità europea potrà conciliare le differenze?” Queste le questioni di cui il “Comitato dei saggi”, istituito nel 2007, ha voluto discutere con “franchezza e serenità”, partendo dalla riflessione su come il multilinguismo potrebbe contribuire all’integrazione europea ed al dialogo tra culture.
Se la maggior parte delle nazioni europee si è costruita sulla base delle proprie lingue identitarie, l’Unione europea non può che costruirsi sulla base della sua diversità linguistica.
Il messaggio chiave del rapporto “Una Sfida Salutare” (2008) è il seguente: l’Unione dovrebbe farsi promotrice dell’idea della lingua personale adottiva. Concretamente questo significa incoraggiare ogni cittadino europeo a scegliere liberamente una lingua distintiva, diversa dalla sua lingua identitaria e anche dalla sua lingua di comunicazione internazionale. In altre parole,la conoscenza di due lingue non è più sufficiente, e soprattutto impoverisce il patrimonio culturale dell’Unione stessa.
“Distinguendo chiaramente al momento della scelta, tra una lingua di comunicazione internazionale e una lingua personale adottiva, gli europei sarebbero indotti a prendere, per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue, due decisioni distinte, l’una dettata dai bisogni di comunicazione più ampia, l’altra orientata da un complesso di motivazioni personali legate al percorso individuale o familiare, ai legami affettivi, all’interesse professionale, alle preferenze culturali, alla curiosità intellettuale.”
In questo percorso politico l’Unione non è sola, con lo slogan “Language matters!” il 2008 è infatti stato proclamato “
Anno internazionale delle lingue”da parte dell’Unesco. Su scala maggiore rispetto all’UE, l’ONU afferma la parità delle sei lingue ufficiali e delle 29 lingue non ufficiali. L’azione dell’ONU e dell’Unione risulta particolarmente importante alla luce di un dato allarmante, emerso in un recente studio:
mediamente ogni due settimane una lingua cessa di essere parlata. Nell’arco di poche generazioni, più della metà dei 7.000 idiomi al mondo rischia quindi di scomparire. L’azione dell’Unione e dell’ONU in questo campo è quindi fondamentale.
Pensando le lingue in ottica Glo-cal 
Il portafoglio del multilinguismo ha una significativa dimensione orizzontale, come è stato sottolineato, esso interagisce strettamente con altre politiche dell’Unione europea quali cultura, istruzione, comunicazione, politica sociale, occupazione, giustizia libertà e sicurezza. Pertanto, il contributo del multilinguismo allo sviluppo e alla definizione delle politiche UE – interne ed esterne – dovrebbe essere ulteriormente esaminato e i vantaggi da esso offerti andrebbero promossi ogni qualvolta ciò sia possibile. La questione è complessa, i mezzi messi in campo sono eterogenei, l’Unione ha scelto un metodo glo-cale (socio-economico-culturale radicato nella diversità) per farvi fronte e dare le risposte adeguate. La politica ufficiale dell’Unione per il multilinguismo è stata espressamente voluta come strumento di governo, ed è unica al mondo. L’Unione ha riconosciuto l’importanza di questa singolare politica linguistica nominando, nel 2007, un difensore della sua causa al più alto livello:
il commissario europeo Leonard Orban .
L’identità dell’Europa non è né una pagina bianca, né una pagina già scritta e stampata. Il nostro patrimonio non è un catalogo chiuso, ogni generazione ha il dovere di arricchirlo, in tutti campi, ed il multilinguismo è proprio uno di questi.