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La consultazione europea sul Multilinguismo: ecco i risultati!

Presentati a Bruxelles i risultati della consultazione pubblica sul multilinguismo, lanciata l’autunno scorso dalla Commissione europea. Moltissimi i contributi ricevuti da tutti i Paesi europei, da cui emerge l’importanza della diversità linguistica dell'UE, le competenze linguistiche nella vita personale e professionale, l’apprendimento precoce anche tramite l’esperienza diretta, la necessità di tutelare le lingue minoritarie e regionali e la valorizzazione dell’identità linguistica e culturale sia dei cittadini europei che degli immigrati. La maggior parte degli europei che hanno risposto all’indagine ritengono giustificate le spese richieste dall'uso di 23 lingue ufficiali.

Il centro conferenze Borschette a Bruxelles ha ospitato lo scorso 15 aprile un'audizione pubblica sul ruolo delle lingue nell'UE e nell'occasione sono stati presentati i risultati della consultazione pubblica sul multilinguismo. L'indagine, che si è svolta in rete tra  il 14 settembre e 15 novembre 2007, ha raccolto le opinioni e le aspettative di singoli cittadini, imprese, organizzazioni di esperti e responsabili politici a proposito delle politiche e delle attività della Commissione in materia di multilinguismo, rivelandosi una fra le inchieste più popolari mai effettuate sulle politiche europee.

I risultati serviranno da base per una nuova Comunicazione della Commissione che sarà pubblicata alla fine del 2008 e affronterà la questione del ruolo delle lingue nella realtà europea, fatta di 450 milioni di cittadini e circa 60 lingue materne differenti. "È la prima volta che i cittadini sono invitati a discutere della politica linguistica e a sentirsi partecipi del risultato finale - ha dichiarato il Commissario europeo responsabile per il multilinguismo Leonard Orban - Il multilinguismo è una politica trasversale che coinvolge persone di ogni settore della società, ed è mia intenzione essere il catalizzatore di questa politica".

La metodologia
Il questionario si articolava in sei diversi settori, tutti relativi al modo e alla misura in cui le lingue sono utilizzate e promosse all'interno dell'UE: dalle modalità di apprendimento agli aspetti sociali, culturali ed economici e al funzionamento delle istituzioni europee. Le sedici domande dell'indagine richiedevano un commento libero, proponevano risposte preformulate e alcune combinavano entrambe le possibilità. Si sono potute compilare statistiche per tutte le domande con risposte preformulate, mentre le risposte alle domande aperte sono state analizzate attentamente e raggruppate secondo temi ricorrenti per individuare tendenze e correlazioni. I commenti liberi hanno anche consentito di stabilire le ragioni che hanno determinato la scelta delle risposte da parte dei partecipanti all'indagine.

Una partecipazione eccezionale
La consultazione era aperta a tutte le parti interessate, sia all'interno che al di fuori dell'Ue, e ha stimolato una risposta massiccia, con 2.419 contributi in tutte e 23 le lingue ufficiali da 58 Paesi diversi. Si tratta di un tasso di partecipazione straordinario per una consultazione pubblica sulle politiche europee, che in media riceve tra 200 e 500 risposte. Nell'ampia gamma di paesi rappresentati dai partecipanti non manca nessun paese candidato o membro dell'UE o dell'EFTA ed è anche pervenuto un numero considerevole di contributi da altri continenti.

Da segnalare anche la buona risposta data dall’Italia: con 626 contributi, pari al 26% del totale, è il Paese europeo – fra i grandi – ad aver inviato il maggior numero di questionari; segno che il modo in cui le lingue sono insegnate, trattate e parlate in Europa è una questione che sta particolarmente a cuore agli italiani. 

Che cosa pensano delle lingue i partecipanti alla consultazione?
La maggior parte dei partecipanti all'inchiesta si è detta d'accordo sui seguenti punti: 

  • la diversità linguistica dell'UE merita un'attenzione particolare da parte dei politici europei e le competenze linguistiche sono importanti nella vita quotidiana e professionale;
  • i fattori più importanti per il buon apprendimento delle lingue sono un inizio precoce e un'esperienza diretta nel paese in cui si parla la lingua studiata;
  • la diversità linguistica dell'UE è una ricchezza che va salvaguardata e andrebbe inserita in un contesto che vada oltre gli aspetti economici e funzionali, e miri a riconoscere le identità e le culture rappresentate dalle lingue;
  • si potrebbe fare di più per il rispetto alle lingue regionali e minoritarie, in particolare nell'istruzione e nei servizi pubblici, e l'UE dovrebbe intervenire maggiormente per tutelarle;
  • i mezzi di comunicazione dovrebbero promuovere un modello interculturale di società basato sulla tolleranza anziché sullo scontro;
  • è più facile concludere affari all'estero conoscendo la lingua locale e le imprese hanno interesse a investire nello sviluppo delle competenze linguistiche del proprio personale;
  • gli immigrati devono preservare la propria lingua madre e considerare la loro identità linguistica e culturale come una base necessaria per integrarsi in una comunità linguistica e culturale diversa dalla propria;
  • vale la pena di sostenere i costi relativi al funzionamento dell'Ue nelle 23 lingue ufficiali.

I risultati della consultazione e i documenti relativi all'audizione pubblica sono disponibili al seguente indirizzo:
http://ec.europa.eu/dgs/education_culture/consult/index_it.html

 

 

 

 di Elena Maddalena


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